Rocca Ubaldinesca

La Più Originale Opera Quattrocentesca In Area Marchigiana, Pezzo Unico Tra Le Realizzazioni Martiniane" Gianni Volpe

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Descrizione

Il Conte Ottaviano degli Ubaldini e la Rocca Ubaldinesca
Il Conte Ottaviano degli Ubaldini

Intorno al 1470 Federico decise di donare il territorio di Sassocorvaro, oltre che quello di Mercatello, ad Ottaviano Ubaldini, che fin dal 1447 aveva chiamato presso di sé ad Urbino, perché fosse suo fraterno consigliere. Il 23 agosto del 1474, Sisto IV, con bolla papale, investì Ottaviano del titolo di conte e gli riconobbe ufficialmente, dietro il pagamento di un censo annuo pari a una tazza d’argento, la signoria sul feudo di Sassocorvaro. Ottaviano era nato, probabilmente nel 1423, a Gubbio, da Aura, figlia naturale del Conte Guidantonio da Montefeltro e da Bernardino della Carda, capitano del conte. Ottaviano sarebbe dunque stato nipote di Federico da Montefeltro, ma qualcuno sostiene che lo stesso Federico non fosse figlio di Guidantonio, bensì degli stessi genitori di Ottaviano e dunque, accettando quest’ultima ipotesi, bisognerebbe ritenere che i due fossero fratelli. Di certo Ottaviano e Federico vissero due esistenze parallele furono sempre molto legati, tanto da essere ritratti uno di fronte all’altro, con le stesse proporzioni, in una lunetta marmorea realizzata da Francesco di Giorgio Martini. Ottaviano, prima di essere investito del possesso della Contea di Sassocorvaro, era stato il braccio destro del duca e il reggitore dello stato in assenza di Federico. A quell’epoca, Federico e Ottaviano formavano di fatto una diarchia, come riconobbe Leon Battista Alberti, che li definì “i due principi dell’Umbria”. Quando intraprese i lavori di costruzione della nuova Rocca di Sassocorvaro, l’Ubaldini – che era stato l’anima della corte ad Urbino, circondandosi, dotato com’era di una spiccata sensibilità umanistica, di artisti di ogni parte d’Europa – si servì delle esperienze culturali accumulate nelle corti italiane, nelle quali era vissuto da ragazzo, e nella vivacissima corte urbinate. Furono chiamati gli architetti più eccellenti e Ottaviano si avvalse, per il disegno dell’opera, dell’insigne senese Francesco di Giorgio Martini, che in quegli anni lavorava al Palazzo Ducale ed aveva ricevuto da Federico l’incarico di edificare o ristrutturare un complesso di circa centoventi fortezze in tutto il territorio feltresco. La ragione per cui, nel corso dei secoli, la figura di Ottaviano è rimasta nell’ombra, va ricercata nel fatto che, dopo la morte di Federico, al conte, uomo ricco di interessi in campo astrologico ed alchimistico oltre che letterario, fu ingiustamente attribuita la responsabilità per le sterili nozze tra Elisabetta Gonzaga e Guidubaldo da Montefeltro, del quale il padre Federico aveva lasciato al fido Ottaviano la tutela. Nel 1498, quando lo stesso Ottaviano morì a Gubbio senza figli, Sassocorvaro tornò al Ducato di Urbino. Nel 1502, con l’invasione del territorio urbinate da parte delle truppe di Cesare Borgia, la fortezza di Sassocorvaro fu fatta munire dal nuovo signore con ogni cura, ma, sfumata in breve tempo la potenza dei Borgia per la morte di Papa Alessandro VI, il Duca Guidubaldo ritornò in possesso di tutti i suoi possedimenti e Sassocorvaro fu assegnato nel 1504 a Gianandrea de’ Bravis di Verona, in segno di riconoscimento della fedeltà dimostrata verso la famiglia dei Montefeltro.

I Doria di Genova nella Rocca Ubaldinesca
I Doria di Genova
La signoria di Gianandrea de’ Bravis non durò a lungo. Una volta estintasi questa famiglia, Guidantonio, memore dei grandi servizi resi alla sua famiglia dal celebre genovese Andrea Doria, gli diede in feudo il Castello di Sassocorvaro. Andrea Doria era diventato amico di Giovanni della Rovere, prefetto di Roma, entrando nella milizia pontificia. Sembra che Andrea, spostatosi alla corte di Guidubaldo da Montefeltro, si fosse innamorato di Giovanna, moglie di Giovanni della Rovere. Avendo, nel 1502, salvato la donna dalla cattura da parte del Valentino, in seguito, il nuovo duca di Urbino, Francesco Maria I della Rovere- succeduto nel 1508 a Guidubaldo da Montefeltro, morto senza lasciare eredi – non avrebbe potuto non essere grato ad Andrea Doria, il quale richiese l’investitura della piccola Contea di Sassocorvaro a un ramo collaterale della famiglia nella persona di Filippino Doria, il suo braccio destro. Il tutto avvenne col consenso del papa Giulio II, espresso attraverso la bolla del 18 maggio 1510. I Conti Doria risiedevano a Genova e visitavano di tanto in tanto il loro feudo di Sassocorvaro. Per più di un secolo durò la presenza della famiglia genovese in Sassocorvaro e questo governo viene ricordato come un periodo giusto e sereno per la popolazione. Nel 1522 Francesco Maria, revocò a Filippino l’investitura, accusandolo di infedeltà, ma già nel 1535 Sassocorvaro tornò ai Doria nella persona di Filippino II, grazie alla concessione di Guidubaldo II della Rovere. Alla morte del conte, Sassocorvaro restò in mano del figlio Giovan Tommaso, ancora minorenne, di cui era tutrice la madre Peretta Doria. Il vecchio duca urbinate Francesco Maria II della Rovere, al pari di Giantommaso Doria, era destinato a morire senza eredi maschi e se nel 1626 la Santa Sede si annetterà la Contea di Sassocorvaro, nel 1631 si approprierà di tutto il Ducato di Urbino.

La Santa Sede e la Rocca Ubaldinesca
La Santa Sede

Con il passaggio del ducato alla Santa Sede, l’amministrazione di Sassocorvaro fu affidata al governatore dello Stato di Urbino, Monsignor Berlingerio Gessi. Da quel momento in poi, per evitare che la Rocca Ubaldinesca, il monumento più importante del paese, andasse sempre più deteriorandosi, i vari pontefici la concessero in enfiteusi a diverse famiglie o personaggi legati alla Santa Sede, fino alla dichiarazione dell’unità nazionale, quando il territorio e la Rocca vennero in possesso dello Stato italiano che ne passò la proprietà al Comune di Sassocorvaro.

L’Operazione Salvataggio nella Rocca Ubaldinesca
L’Operazione Salvataggio

Durante la seconda Guerra Mondiale la Rocca di Sassocorvaro è stata un Arca dell’Arte per migliaia di Capolavori dell’arte italiana, ritenuti patrimonio universale, grazie all’allora soprintendente di Urbino Pasquale Rotondi che grazie al suo operato ha permesso di salvarli dalle minacce della guerra. Per approfondimenti:

Premio Rotondi

Rocca Ubaldinesca

Modalità di accesso:

  • Adulti €5
  • Gruppi min. 15 persone - Bambini da 6 a 12 anni €3
  • Bambini fino a 6 anni Ingresso Libero
  • Dsabili con accompagnatore Ingresso Libero

Indirizzo

Orario per il pubblico

Sabato/Domenica
10.00/13.00 - 15.00/18.00

Contatti

  • Telefono: 375.5569162
  • Email: info@roccaubaldinesca.it

Pagina aggiornata il 17/11/2023